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dal 16 luglio 2005

. San Nimatullah Kassab Al-Hardini
Nimatullah significa "grazia o dono di Dio". ╚ il nome adottato per questo santo come religioso. Kassab Ŕ il nome della sua famiglia.
Al-Hardini rivela la sua origine, del popolo Hardine, nella montagna libanese. Anch'Egli Ŕ un figlio del Libano di questa nazione calpestata dai piedi del Cristo, salvatore del mondo oltre 2000 anni fa, di questo paese dove Ges¨ ha predicato e compiuto miracoli, dei monti del Libano e del Hermon, dove echeggia l'eco  delle parole di saluto pronunciate in Galilea; del Libano biblico che fu fra i primi paesi da ricevere la buona novella.
""Al-Hardini ha fatto superare il concetto di una santitÓ lontano dalla gente. La figura di Al-Hardini Ŕ quella del monaco fra i suoi confratelli e nella societÓ. Non Ŕ pi¨ San Al-Hardini l'eremita come San Charbel. E' piuttosto come la Beata Madre Teresa di Calcutta. Fra la gente Ŕ il testimone dell'amore di Cristo per l'umanitÓ. Era insegnante, confessore e andava a trovare la gente nelle proprie case. E' la figura di colui che si annulla per gli altri. Mangiava un solo pasto al giorno. Ha vissuto ed ha raggiunto la santitÓ nella societÓ e fra la gente. Al-Hardini diceva sempre: "Ogni volta che incontro la gente mi avvicino di pi¨ alla perfezione", e lo diceva perchÚ vedeva Cristo negli altri.*" Simbolo di discrezione e di umiltÓ, Nimatullah Al-Hardini ha saputo "estendersi come il cedro del Libano" con la sola forza dell'Amore. Le sue parole e le sue azioni, le sue idee e la sua vita, la sua visione del mondo e le sue preghiere continuano ad essere una fonte d'ispirazione evangelica ed una base di fedeltÓ inventiva. La sua santitÓ Ŕ dunque una grazia ed un dono. Ci permette di entrare nella sfera misteriosa della purezza, della bontÓ, della gratuitÓ, della misericordia e dell'amore di Ges¨. La sua santitÓ Ŕ una fonte nella quale attingiamo la fede, la speranza e l'amore di Dio. La sua vita Ŕ offerta che, con serenitÓ e pazienza, si concretizza giorno dopo giorno. Nimatullah ha accettato le prove e le gioie quotidiane nella certezza che, per Dio, qualsiasi atto Ŕ fine a se stesso, cosý comune siano.
Fra le sue parole e consigli, agli studenti c'erano: "Il monaco nel suo monastero Ŕ come un re nel suo palazzo: Il suo regno Ŕ il suo Ordine, il suo esercito i sui confratelli, la sua gloria Ŕ nella sua virt¨, la sua corona Ŕ l'amor di Dio e del suo Ordine, il suo scettro Ŕ costituto dalla sua castitÓ e purezza, le sue armi sono la sua povertÓ, la sua obbedienza le sue preghiere, il suo manto di porpora Ŕ nella sua umiltÓ e nella sua abnegazione". "Non Ŕ permesso al monaco di agire o vivere secondo il suo gusto, o secondo il suo carattere o le proprie caratteristiche o criteri, ma la sua principale preoccupazione deve essere, giorno e notte, di non ferire o rattristare i suoi confratelli". "Il monaco, nel cammino della sua vita e nel suo comportamento deve stare attento a non scandalizzare gli altri".
╚ l'immagine risolutamente viva del Santo portatore di speranza, del un monaco come fu sempre fedele alla sua vocazione di Cristiano che ha cercato ogni giorno di stare unito a Cristo. Il messaggio Ŕ chiaro: la santitÓ non Ŕ ci˛ che abbiamo compiuto, Ŕ piuttosto quando il nostro amore per Dio diventa una riflessione del suo amore per noi.
La santitÓ per Al-Hardini era una valutazione delle virt¨ teologali (fede, speranza e caritÓ) e cardinali (prudenza, giustizia, fortezza, e temperanza). La santitÓ per lui non era una teoria, ma una pratica di ogni giorno, di ogni tempo e di ogni momento.

Salmi 92,13 - Fioriscono i giusti come palme, crescono come i cedri del Libano.

* Tratto da AsiaNews.
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