BREVE STORIA DELLA CATTEDRALE DI FELTRE

(Monumento Nazionale)

Foto della Cattedrale Qui

La fondazione della cattedrale di Feltre avviene, in epoca Romano-imperiale, (VI°-V°sec. d.C.), nei pressi di una zona urbana già densamente edificata e di provato uso cultuale.

Ad una probabile cappella iniziale, o ad una domus ecclesiae di modeste dimensioni, fa seguito il complesso religioso costituito dalla basilica maggiore dedicata a san Pietro, dalla basilica minore di san Lorenzo e dal battistero circolare, i cui resti sono oggi conservati nell'area archeologica sottostante il sagrato. Si conosce assai poco degli edifici che dal V°-VI° al X° secolo si sono succedute, l'uno sulle rovine dell'altro, ad ogni ricostruzione della martoriata città.

Pochi resti lapidei, depositati oggi presso la cripta, fanno supporre l'avvenuta esistenza di almeno una chiesa Veneto-bizantina e di una di stile barbarico-altomedievale.

Con il X°secolo la cattedrale risorge in forme romaniche e diviene il centro culturale ed artistico presso il quale hanno sede i vescovi-conti di Feltre, potenti vassalli imperiali. Della chiesa romanica, più volte distrutta e ricostruita, rimangono la cripta (composta però con elementi architettonici Romani, bizantini ed altomedievali), buona parte dell'antico abside quadrato, poi trasformato in presbiterio nel XV°secolo, ed una monolitica cattedra episcopale del XIII°secolo.

Dal '300 al '400 sono numerosi gli interventi di ampliamento e di decorazione dell'edificio. Si fabbricano nuovi altari e nuove cappelle, si affrescano pareti e vi si appongono lapidi e stemmi nobiliari e vescovili. Si restaura inoltre la torre campanaria di S.Michele e, al termine del XV°secolo, si edifica la preziosa abside gotica poligonale in conci bianchi, oltre a buona parte degli annessi e delle sacrestie.

Il 1510 vede la rovina dell'intera città, distrutta dalle armi della Lega Cambraica e nondimeno quella della cattedrale, ridotta ad un cumulo di macerie, salve soltanto le absidi.

La ricostruzione dell'edificio si protrae con lentezza fino agli anni Cinquanta dello stesso secolo. Altre importanti modifiche all'assetto della "Maggior chiesa" feltrina vengono apportate in seguito al Concilio Tridentino; è tra questi interventi che si colloca la realizzazione delle attuali navate laterali, ottenute con la fusione delle antiche cappelle.

Ancor degna di nota per il '500 è la presenza dell'opera di Tullio Lombardi nella costruzione del sarcofago di Matteo Bellati presso il presbiterio.

Nel '600 vengono eseguiti alcuni lavori di restauro alla facciata e di decorazione alla cappella del SS.Sacramento, si ha inoltre la realizzazione delle volte a crociera nella navata centrale, il tutto per volontà del vescovo Bartolomeo Gera.

Nel 1729 un verbale del Capitolo dei Canonici registra il privilegio, ricevuto da pontificia emanazione, che concede alla cattedrale feltrina di anticipare le funzioni della notte di Natale al pomeriggio della vigilia.

Nel 1766 il Capitolo acquista l'attuale organo a due tastiere, opera maggiore del celebre organaro veneziano Gaetano Callido; mentre dal 1751 al 1800, anno di sua morte, presta servizio in qualità di organista e maestro di cappella il G.Battista Maffioletti, anch'egli veneziano, compositore di pregevoli brani di musica sacra in buona parte ancora conservati presso l'archivio capitolare.

Il XVIII°secolo termina con l'accurata spoliazione degli argenti, operata dai militari napoleonici che disporranno poi di fare della chiesa un alloggio per le truppe. Con il secolo successivo, nuovamente consacrata, la cattedrale torna ad arricchirsi di oggetti come la famosa Croce Bizantina, proveniente dal convento di S.Spirito, ed il braccio del beato Bernardino, dono della chiesa di Pavia alla chiesa feltrina.

Al termine dell'Ottocento, un pessimo intervento di restauro rovinerà irrimediabilmente l'originale facciata seicentesca, con l'aggiunta di un timpano neoclassico del tutto fuori luogo.

Dal 1938 infine, dopo secoli di oblio, viene resa nuovamente agibile l'antica cripta romanica, murata fin dal '500, e con essa si recupera un interessante frammento di storia del più importante monumento della città

Michele Balen