Padre Blas Arriaga era un creolo messicano, sacerdote professo di quarto voto della Compagnia di Gesù.
Era nato il 3 febbraio 1729 a Tlaxcala in Messico, che in quel tempo era un possedimento spagnolo. Aveva quindi 38 anni quando, all'alba del 25 giugno 1767, per effetto del decreto di Carlo III, re di Spagna, che ordinava l'espulsione di tutti i Gesuiti dalla Spagna e da tutti i suoi possedimenti, fu arrestato a Puebla De Los Angeles, nel Collegio gesuita di San Francisco Javier, di cui era amministratore.
Condotto al porto di Vera Cruz fu fatto salire a bordo del paquebot "Jesus Nazareno", altrimenti detto "el Volcan", che salpò l'8 novembre 1767.
Deportato in Italia, fu trasferito nella Legazione di Ferrara e vi rimase trent'anni.
Venne a Melara, che allora era terra ferrarese (e spiritualmente lo è tuttora).
I Gesuiti caricati sul Volcan erano trenta; altri erano stati fatti partire prima su altri velieri, altri partiranno dopo. In totale i Gesuiti in Messico, al tempo dell'espulsione, erano 678, dei quali 174 moriranno di stenti nel lungo e lacerante cammino verso l'esilio.
Scrive Carlo III, in una lettera diretta ai più alti dignitari militari e civili messicani: Se dopo l'esecuzione (del bando d'esilio) rimanesse in questo distretto un solo Gesuita, fosse pure infermo o moribondo, sarete castigati con la pena di morte.
Di padre Blas Arriaga si conoscono: un trattato in due tomi intitolato: Biblioteca para Misioneros de naciones gentiles, ed una Distinta spiegazione delle parole messicane dell'Orazione Dominicale, che si trova inserita nel XXI volume dell'Idea dell'Universo, opera colossale e capolavoro del padre Lorenzo Hervas Y Panduro (1735-1809), Gesuita spagnolo esule a Cesena, astronomo, matematico e linguista sommo.
Nel 1773, contro i figli di Sant'Ignazio si alza anche Clemente XIV che con il Breve Dominus ac Redemptor annienta la Compagnia di Gesù; i Gesuiti sono secolarizzati e sbandati; al loro Padre Generale tocca la pena del carcere da espiarsi in Castel Sant'Angelo, dove muore.
Nel 1780 padre Blas Arriaga è a Melara, e decide di donare a questa chiesa il grande dipinto di cui è in possesso, rappresentante la Santissima Vergine sotto il titolo di "Santissima Madre del Lume", e ciò affine di promuoverne la Divozione fin ad ora sotto di un tal titolo ignota: sono le parole di inizio dell'atto pubblico di donazione sottoscritto dal Sacerdote messicano e dall'Arciprete del tempo, don Carlo Ranzani. L'atto fu scritto e autenticato nella Casa Arcipretale di Melara il martedì 31 ottobre 1780 dal notaio Gaetano Antonio Borghi.
Più tardi, per sfuggire all'oppressione napoleonica, e valendosi dell'indulto concesso nel 1798 dal governo spagnolo, padre Blas Arriaga, povero MIssionario messicano, venuto in queste piaggie, ricco di tenerezza per la Madre di Dio e di carità per i suoi cristiani fratelli, ripara in Spagna, dove santamente muore, il 19 febbraio 1801, a Valencia.
In onore della Madonna del Lume, venne subito eretto un altare, ed è di fondamentale importanza storica una lapide commemorativa, tuttora esistente nella chiesa di Melara, che reca le seguenti parole:
NELL'ANNO 1795
IL POPOLO DELLA COMUNITA'
LIETAMENTE PROVVEDE
DI UN ELEGANTE ALTARE MARMOREO
LA SACRA IMMAGINE
DELLA MADRE SANTISSIMA
DELL'ETERNO LUME
DATA IN DONO A MELARA
SIN DALL'ANNO 1780
DA BLAS ARRIAGA
SACERDOTE MESICANO
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