Zero

Del suo passato nessuno ha mai saputo niente. È come se un passato non l'avesse mai avuto, e forse un passato non ce l'ha proprio avuto mai.

La gente giù al paese, dice di conoscerlo, ma di lui sanno solo il nome: Zero.

È così che lo chiamano tutti, anche se non si sa bene chi glielo abbia dato. Il fatto è che nessuno quel nome lo ha mai usato per chiamarlo, nel senso di rivolgergli la parola, ma solo per parlare di lui, così come si parla di un animale strano: di una specie rara ed esotica.

Non si sa nemmeno se lui lo sappia che lo chiamano così. Ma in ogni caso forse non gli importerebbe.

Oggi l'ho visto che scendeva giù per la discesa della via del municipio ciabattando le sue solite scarpe recuperate da chissà quale magazzino di residuati bellici, e parlava da solo; almeno credo, perché muoveva la bocca. Non che si sentisse quello che diceva (se qualcosa diceva), ma non mi ha stupito perché spesso Zero parlava da solo, ma senza dire niente. O quantomeno senza dire niente che si potesse ascoltare. Certo doveva avercela con qualcuno perché agitava in aria le braccia, come per raccogliere il vento, e il suo gilè verde sventolava come una bandiera.

I soliti fessi, seduti sui gradini davanti al bar, hanno cominciato a ridere e a fare le solite scene; qualcuno gli ha tirato un pezzo di non so cosa che c'era lì per strada. Le solite cose insomma. Zero ha continuato a camminare sbraitando in silenzio e certo, se si è accorto di qualcosa, non lo ha dato a vedere.

Poi, passato il momento, i soliti fessi sono ripiombati nel loro solito torpore da bar e nei loro soliti discorsi da bar.

Io invece l'ho seguito. Non saprei dire perché. Non avevo niente da fare…

Fatto sta che lo vedo che passa la chiesa, la scuola e anche il negozio di fiori di Canzio, quello prima del cimitero; poi, subito fuori dal paese, dopo la curva della fermata della corriera, si è infilato nel sentiero che porta al passo. Allora penso che la cosa si fa interessante.

Quel sentiero qui lo conoscono tutti anche fin troppo bene; spesso capita di farci un giro d'estate quando fa troppo caldo per stare in piazza e gli alberi ti regalano l'ombra che ti serve per respirare. Poi, quando c'è la sagra e le ragazze vanno a ballare la sera, magari si fa una passeggiata… vabbé, comunque.

Allora decido che posso stare anche un po' distante, giusto per non farmi beccare (che ne so io che reazioni può avere quello se si accorge che lo seguo), tanto il sentiero è quello e da lì non si può deviare.

Sbagliato! Ho fatto appena in tempo ad allontanarmi che Zero si infila nel bosco.

Allora accelero il passo e cerco di buttarmici dietro. E chi l'avrebbe detto che il vecchio fosse così vispo! Lo perdo di vista un paio di volte, ma poi lo rivedo dietro gli alberi che sale per il pendio. Faccio di tutto per stargli dietro, comprese un paio di testate contro un ramo e una mezza scivolata, ma alla fine riesco a seguirlo.

Ora però il bosco è fitto ed io non ho più la minima idea di dove sono; il sole non si vede più, il paese è lontano e non c'è più traccia né del sentiero, né del passo. Appena mi fermo un secondo a riflettere su questo, mi rendo conto che ho perso anche Zero.

Calma, penso, non è la prima volta che mi perdo. Questo bosco non è così grande, mi basterà ridiscendere piano e prima o poi incrocerò ancora il sentiero.

È a questo punto che sento un tuono. Cazzo! La fretta non aiuta…

Cerco di scendere in fretta. Comincia a piovere. Altri tuoni.

Cerco di scendere più in fretta. Sono fradicio. Altri tuoni.

Mi butto per la discesa. Scivolo. Altri tuoni.

Un suono di frusta, secco, insieme ad una luce fortissima.

Buio…

…bevo.

L'acqua è buona. La testa fa male.

Quando mi sono svegliato ero in una radura, l'aria era fresca e dalla luce ho capito che non ero più nel bosco. Però non vedevo niente. Mi sembrava di sentire il frusciare dei passi nell'erba.

Ho cercato di tirarmi su, ma la testa girava troppo. È stato allora che ho sentito la sua voce:

E qui ho sentito ridere. Allora mi sono tirato su e ho provato ad aprire gli occhi.

Ho visto una radura verde e sotto, sul pendio, la cima di tutti gli alberi del mondo. Il paese non si vedeva più. Nemmeno il sentiero e il passo. Mi sono voltato e ho visto Zero. Stava lì seduto per terra e mi guardava con l'aria di chi guarda chi non capisce e non potrà mai capire.

Poi si è alzato, ha richiuso la borraccia e mi ha indicato una sorgente, poco lontano. Mi ha detto che per tornare al passo sarebbe bastato seguire il ruscello e che, quando fosse diventato troppo profondo e veloce, avrei trovato abbastanza spazio per proseguire sul greto; poi, una volta al passo, la strada la sapevo.

Per qualche momento non ho saputo bene cosa dire o fare, poi ho detto solo:

Poi si è voltato ed io non ho saputo fare altro che ridiscendere al paese.

Adesso posso andare, maresciallo?