Teoria e pratica dell'abbandono

ATTENZIONE:
si sconsiglia la lettura di ciò che segue a tutti i “benpensanti” e/o “politicamente corretti”
(non dite che non vi avevo avvertito)

Capitolo I: “Devo dirti una cosa…”

Ecco la frase magica; l'avviso che stai per sentire qualcosa che hai già capito, ma di cui devi far finta di essere estremamente interessato, o quantomeno curioso. Tutto ciò che seguirà è superfluo, già sentito, banale e, in ultima analisi, perfettamente inutile. Tutto quello che c'era da dire è già stato detto con quel breve preambolo; quello che verrà dopo potrà essere espresso in maniere molto differenti nella forma, ma avrà un solo significato. In un momento di particolare delirio analitico ho provato a classificare (così come farebbe un naturalista, un archeologo o un filatelico) le diverse e talvolta affascinanti forme usate per dire il già detto. Questi i risultati dello studio.

La distinzione principale nella forma usata dipenderà dal “tipo”, o come forse molti direbbero “il carattere” del relatore.

Si possono individuare tre caratteri principali:

  1. Tipo “remissivo”.
    È caratterizzata da uno spiccato senso di autocritica (apparente), sempre pronta a scusarsi per le più piccole cose (ma solo per quelle), sempre pronta a fare un passo indietro (con lo sguardo da cagnetta bastonata); maestra nella manipolazione del senso di colpa (altrui).
  2. Tipo “politicamente corretto”.
    Si distingue per un equilibrio assoluto (e stucchevole), per la saggezza delle sue affermazioni (sempre banali) e per l'assoluta mancanza di senso della responsabilità (propria); professoressa nella ricerca delle cause politico-filosofico-psicologico-sociali di ogni (suo) errore.
  3. Tipo “aggressivo”.
    La sbrigatività è il suo credo. Ferrea nelle proprie certezze, non riesce a concepire la semplice idea di poter sbagliare. Tutto le è concesso, anzi di più: tutto le è giustificato; libera docente di menefreghismo applicato.

In funzione di questa, seppur sommaria, classificazione avremo i seguenti sviluppi delle linee del discorso.

Capitolo II: L'assegnazione delle responsabilità.

Ognuno dei tre tipi succitati è riconoscibile da una inconfondibile caratteristica di cui forniamo ora un esempio.

  1. “…non devi pensare che sia colpa tua, tu non c'entri niente…”
    TRADUZIONE:
    “…è ovviamente colpa tua, ma non voglio ferirti discutendone…”
  2. “…in questi casi non è mai colpa di nessuno…”
    TRADUZIONE:
    “…è ovviamente colpa tua, ma non ho nessuna voglia di stare a perdere tempo a discuterne perché tanto non capiresti…”
  3. “…è meglio che tu ti faccia un bell'esame di coscienza…”
    TRADUZIONE:
    “…è ovviamente colpa tua, ma non ho nessuna voglia di stare a perdere tempo a discuterne perché tanto non lo ammetteresti mai…”

Capitolo III: La motivazione

Le motivazioni addotte sono sempre ricorrenti, ma affrontate i maniera diversa a seconda dei tipi.

  1. Il cambiamento
    1. “…è che sono cambiata, non sono più quella che ero quando mi hai incontrata…”
      TRADUZIONE:
      “…è che adesso sono cresciuta, come persona e come donna, e non mi interessi più, ma non voglio ferirti discutendone…”
    2. “…è che le persone cambiano, non siamo più quelli che eravamo quando ci siamo incontrati…”
      TRADUZIONE:
      “…è che adesso sono cresciuta, come persona e come donna, e non mi interessi più, ma non ho nessuna voglia di stare a perdere tempo a discuterne perché tanto non capiresti…”
    3. “…è che sei cambiato, non sei più quello che eri quando ti ho incontrato…”
      TRADUZIONE:
      “…è che mi sono accorta di come sei veramente, e non mi interessi più, ma non ho nessuna voglia di stare a perdere tempo a discuterne perché tanto non lo ammetteresti mai…”
  2. Il destino
    1. “…in fondo le cose succedono senza che possiamo farci niente…”
      TRADUZIONE:
      “…se solo tu avessi capito quanto mi trascuravi, ma non voglio ferirti discutendone…”
    2. “…in fondo i meccanismi che muovono le cose della vita sono così complessi che non possiamo farci niente…”
      TRADUZIONE:
      “…se solo tu fossi stato abbastanza intelligente da accorgerti di quello che stava succedendo, ma non ho nessuna voglia di stare a perdere tempo a discuterne perché tanto non capiresti…”
    3. “…in fondo spesso il destino ci tira dei brutti scherzi…”
      TRADUZIONE:
      “…se solo tu avessi avuto abbastanza palle per affrontare la situazione, ma non ho nessuna voglia di stare a perdere tempo a discuterne perché tanto non lo ammetteresti mai…”
  3. L'altro
    1. “…ma cosa dici, chi altro vuoi che ci sia…”
      TRADUZIONE:
      “…ho incontrato finalmente un uomo che sa capirmi, ma non voglio ferirti discutendone…”
    2. “…qui il punto non è se c'è un altro o no…”
      TRADUZIONE:
      “…ho incontrato finalmente un uomo veramente intelligente, ma non ho nessuna voglia di stare a perdere tempo a discuterne perché tanto non capiresti…”
    3. “…come al solito stai cercando di cambiare discorso…”
      TRADUZIONE:
      “…ho incontrato finalmente un uomo molto migliore di te, ma non ho nessuna voglia di stare a perdere tempo a discuterne perché tanto non lo ammetteresti mai…”
  4. L'altra
    1. “…guarda, anche se ci fosse un'altra non mi sentirei di condannarti…”
      TRADUZIONE:
      “…mi hai fatto stare veramente male, ma non voglio ferirti discutendone…”
    2. “…guarda, non è questo il punto…”
      TRADUZIONE:
      “…si sa che voi uomini siete schiavi del sesso, ma non ho nessuna voglia di stare a perdere tempo a discuterne perché tanto non capiresti…”
    3. “…guarda che non c'entra con la mia decisione…”
      TRADUZIONE:
      “…forse credevi che non mi fossi accorta che sei il solito stronzo, ma non ho nessuna voglia di stare a perdere tempo a discuterne perché tanto non lo ammetteresti mai…”

Capitolo IV: Le conseguenze

Anche nella valutazione delle conseguenze della propria azione, vi sono differenze significative. Notate.

  1. “…io lo faccio per te, vedrai che senza una come me starai molto meglio…”
    TRADUZIONE:
    “…mi farai soffrire da morire, ma non voglio ferirti discutendone…”
  2. “…dobbiamo essere due persone mature e guardare avanti…”
    TRADUZIONE:
    “…è la cosa giusta da fare, ma non ho nessuna voglia di stare a perdere tempo a discuterne perché tanto non capiresti…”
  3. “…bisogna che qualcuno prenda una decisione…”
    TRADUZIONE:
    “…ti lascio perché non mi ami più, ma non ho nessuna voglia di stare a perdere tempo a discuterne perché tanto non lo ammetteresti mai…”

Capitolo V: Un istruttivo esempio

Ora il lettore più attento si sarà reso conto che con un minimo di taglio e cucito si è in grado di imbastire una delle tante possibili forme dell'unica sostanza che sta per essergli sbattuta in faccia.

L'esemplficazione prende come spunto un tipo B.

Capitolo VI: Conclusioni

Scopo di tutto questo non è né la denuncia, né tantomeno la condanna, né lo sberleffo (beh, un po' di sberleffo magari sì) di queste figure, ma l'espressione della più sincera e profonda ammirazione nei confronti di chi ha saputo elevare questo finale aspetto, in fondo così banale e spesso anche triste, della vita di coppia al rango di vera e propria arte. Sempre, ovviamente, nei limiti della nostra eterna (speriamo) immaturità.