Le favole

Ogni sera aspettava quel momento con ansia; mangiava in fretta le cose che aveva trovato nelle gallerie durante il giorno e poi correva subito al vecchio deposito prima che arrivassero gli altri.

Aveva otto anni e non ricordava di aver mai vissuto una vita diversa da quella che viveva ora; diversa da quella che vivevano tutti. Lo scorrere dei giorni era scandito da quelle due lettere sul quadrante fluorescente del suo orologio digitale: am significava che era giorno e pm che era notte ed in base a questa separazione viveva la sua vita.

Per il resto il tempo era un concetto superfluo, dato che non notava nessuna differenza tangibile tra giorno e notte e, probabilmente, senza l'orologio non sarebbe stata in grado di distinguere le due cose.

Ma ora era notte e, all'inizio della notte, si andava tutti al deposito a sentire parlare l'uomo con i fogli.

Non ricordava quando lo aveva ascoltato per la prima volta (non ricordava quasi niente del proprio passato); ricordare era uno spreco inutile di energia dato che la sua vita scorreva sempre uguale e ogni giorno faceva sempre le stesse cose: solo non sapeva più quando aveva cominciato a farle.

Le piaceva arrivare al deposito prima di tutti gli altri, scegliere dove sedersi, appoggiare la testa ad una delle pareti fredde per avere un po' di sollievo dall'aria soffocante e torrida che respirava. Certo non sarebbe stata la più vicina all'uomo con i fogli, ma non era importante, dato che sarebbe comunque riuscita a sentire quello che aveva da raccontare ed a vedere gli strani movimenti del suo volto mentre raccontava.

In quei momenti, mentre aspettava, stava a guardare gli animali che vivevano nel deposito; c'erano quelli con la coda, quelli con tante gambe, quelli veloci e quelli lenti perché non avevano gambe; tutti, comunque, erano diversi e qualcuno cambiava persino di giorno in giorno (erano quelli più luminosi); rimaneva così a studiarli finché non cominciava ad arrivare qualcuno che sceglieva un posto e si metteva ad aspettare con lei.

Nessuno però guardava gli animali.

Poi, finalmente, dopo che il deposito si era affollato, arrivava l'uomo con i fogli; si metteva sempre nello stesso posto, sopra il carro arrugginito che stava fermo sulle due linee di ferro e, senza guardare nessuno, iniziava a parlare stringendo al petto i suoi fogli.

La voce dell'uomo con i fogli era calma e lontana; le piaceva immaginare che nel Tempo tutti parlassero così e non come ora.

I suoi racconti la facevano pensare ad un mondo diverso e fantastico.

Tutti tacevano e ascoltavano, ma quasi nessuno capiva quello che l'uomo coi fogli diceva e sicuramente nessuno riusciva ad immaginare come doveva essere il Tempo.

Poi ad un tratto smetteva di raccontare e si sedeva, chiudeva gli occhi e piegava la testa all'indietro. Allora tutti sapevano che dovevano andarsene perché per quella sera non avrebbe più parlato.

Quella sera, però non rimase solo, perchè una bambina di otto anni non se ne andò con gli altri.

Dopo quasi un'ora l'uomo coi fogli rialzò la testa e disse senza aprire gli occhi:

L'uomo con i fogli la guardò senza dire niente, poi aprì gli occhi, si rialzò e disse:

L'uomo con i fogli guardò la bambina e, vedendo che non sapeva più cosa dire le sfiorò con la mano la guancia facendola sobbalzare perché nelle gallerie tutti evitavano sempre ogni tipo di contatto, poi, quando si fu calmata, le lasciò uno dei suoi fogli e se ne andò.

La bambina lo guardò camminare via e, quando fu sparito dalla sua vista, iniziò a leggere: