L'eroe

Cari compatrioti,
vogliamo qui ricordare, in questa solenne ricorrenza consacrata alla celebrazione della Gloria Patria, la vicenda di Aldovrisio Tòtila, sottotenente del Tredicesimo Battaglione delle Truppe Cammellate “Scipione l'Emiliano” che si distinse quale fulgido esempio di eroica abnegazione nel corso del cruento conflitto che ci vide, come sempre, protagonisti ed artefici della Storia.

La notte tra il 12 e il 13 Febbraio 1915, mentre sui monti del Friuli infuriava la battaglia, si rendeva necessario espugnare un nido di mitragliatori che poneva in scacco le nostre truppe, impedendone l'avanzata. L'impresa si profilava estremamente perigliosa, ma alto sarebbe stato il carico di Onori e Gloria di cui si sarebbbe ricoperto il coraggioso giovane che avesse osato portarla a termine.

Quando il Maggiore Lofoti, comandante sul campo del Battaglione “Scipione l'Emiliano”, chiese ai suoi soldati, chi sarebbe stato disposto a rischiare la propria vita per il bene della Patria, tutta la truppa come un sol uomo urlò la propria orgogliosa certezza: “LUI!!!!!”; indicando il sottotenente Tòtila.

Il Maggiore Lofoti si avvicinò allora con passo solenne al sottotenente Tòtila che, in quel momento, stremato da precedenti imprese, stava riposando il sonno del giusto accovacciato in una pozza di fango in fondo alla trincea, e lo svegliò con una paterno buffetto sulla nuca.

Tòtila, scattò immediatamente sugli attenti e, dopo esser corso a recuperare il proprio elmetto (che nella concitazione era schizzato ad una decina di metri di distanza), urlò “COMANDI ”.

Il Maggiore allora fissò dritto negli occhi Tòtila e disse: “Va…”.

Tòtila capì immediatamente qual'era il suo dovere: salutò militarmente il suo superiore, controllò il proprio equipaggiamento e circospetto si avviò verso il margine della trincea preparandosi ad uscire.

Fortunatamente all'ultimo momento i commilitoni gli fecero notare che stava per avviarsi dalla parte opposta di quella dove era insediato il nemico. Tòtila ringraziò commosso e, rivolto ora dalla parte giusta, uscì sul campo di battaglia.

Ora era solo; solo con il suo coraggio, il suo moschetto e la foto della cara madre che teneva sempre nel portafoglio insieme ad una della sorella, ad una della fidanzata e ad una di una simpatica pastorella che tanto lo aveva consolato durante gli interminabili mesi di battaglia.

Come una faìna avanzava eludendo le sentinelle nemiche; con un braccio teneva il fucile, con l'altro il binocolo per osservare i movimenti del nemico, con l'altro una granata che teneva pronta per esplodere e con l'altro stringeva la medaglietta che gli aveva regalato la mamma per la prima comunione, la moneta portafortuna che gli aveva regalato la sorella prima di partire per la guerra, la violetta disseccata che gli aveva regalato la fidanzata e la caciotta che gli aveva regalato la pastorella.

Ma ad un tratto ecco un crepitare di proiettili, il fuoco dei mortai, l'esplosioni delle mine tutto intorno a lui ed il sangue raggelarsi, tutta la vita gli scorse davanti come un nastro impazzito; ma poi, dopo l'attimo di smarrimento, la determinazione prese il sopravvento e si lanciò contro il fuoco nemico.

Percorse i due chilometri che lo separavano dalle linee nemiche in meno di un minuto, stabilendo il nuovo record nella sua categoria (purtroppo mai omologato per un disguido durante i controlli anti-doping); durante il suo percorso numerose mine lo dilaniarono orrendamente, ma lui continuò impavido brandendo i propri arti amputati contro il nemico e, quando raggiunse il nido di mitragliatori, vi si buttò sopra facendolo esplodere con la granata che teneva in mano in un rutilare di bagliori marziali e, mentre sacrificava la propria vita per la Patria trovò un ultimo barlume di energia per gridare: “Viva l'Italia!! Viva il Re!!”.

Cari amici, il commovente ricordo del sottotenente Aldovrisio Tòtila ci accompagnerà sempre per le impervie strade del dovere a imperituro mònito rivolto alle nostre coscienze di come anche la più umile delle figure possa assurgere alle vette dell'eroismo ergendosi eburnea come titanico colosso che regge sulle proprie spalle di Atlante il peso della Storia.

Grazie.

Siete ora tutti invitati al rinfresco che si terrà nel giardino adiacente.