SALVARE CAPRA E CAVOLI – LE PREOCCUPAZIONI DEI
RISTORATORI SONO FONDATE ?
Diminuiranno i clienti dei ristoranti con il divieto di
fumare? Sembra di no .... anzi!
Lo scopo del disegno di Legge Veronesi era di tutelare la salute,
perciò voleva esplicitamente evitare il fumo passivo anche
in ristoranti e bar. Una radicata preoccupazione dei ristoratori, che
sembra scattare automatica, è quella di veder diminuire i
clienti. Ma tale preoccupazione è fondata ? La Confesercenti
(1) sostiene di si, concludendo che è "Le nuove norme
antifumo emanate dal ministro [...] sono malviste dai titolari dei
pubblici esercizi che le considerano come fumo. negli occhi" . La loro
indagine però ha un vizio pesante: è un sondaggio
di opinione (le interviste sono rivolte a gestori di bar, ristoranti,
pub, gelaterie) e non uno studio scientifico. In altre parole, il
sondaggio rivela soltanto quello che sostengono i gestori al momento
dell'intervista, e non quello che potrebbe verosimilmente accadere al
fatturato utilizzando dati oggettivi e calcoli. Al solo nominare il
divieto di fumare, esercenti e commercianti si preoccupano del numero
dei clienti. Ammesso che la salute debba sottostare a tali calcoli
economici, ammesso che il principio della libertà
individuale debba essere violato dal bisogno altrui di nicotina,
vogliamo dimostrare che le preoccupazioni dei gestori sono comunque
infondate.
UNO STUDIO SCIENTIFICO: I CLIENTI NON DIMINUISCONO
MA…
In 3 stati degli U.S.A. è stata fatta una ricerca
scientifica (2) sul numero dei clienti prima e dopo l'introduzione di
divieti. Il contesto in cui hanno lavorato i dottori Stanton A. Glantz
e Annemarie Charlesworth (dell'Istituto per gli Studi di Salute
Pubblica - Dipartimento di Medicina, Università della
California) era molto simile a quello attuale italiano: alcune
conclusioni negative sul numero dei clienti venivano utilizzate per
contrastare l'iter della legge contro il fumo passivo. Ma i dati hanno
smentito quelle conclusioni, e ....
Nel linguaggio scientifico un dato ha valore se, dopo complicati
calcoli, risulta statisticamente significativo: ebbene i risultati
dello studio americano indicano che "Il passaggio ai
ristoranti senza fumo era associato ad un aumento statisticamente
significativo delle entrate in 4 località, a nessun
cambiamento in altre 4 località, e ad un significativo
rallentamento della crescita [è diverso da una
diminuzione] in 1 località". Il
confronto con altri indici non mostrava alcuna correlazione con
l'introduzione del divieto. Il turismo internazionale invece poteva
restare inalterato o aumentare.
CONCLUSIONE
I ricercatori americani conclusero che il divieto non aveva effetti
negativi nelle entrate dei gestori, ma poteva aumentarle. Si possono
utilizzare le conclusioni di questi ricercatori per il contesto
italiano ? Sembra proprio di si, e un motivo è
già sufficiente: nel caso americano era introdotto un
divieto al 100% (fumo vietato ovunque), mentre le intenzioni di
Veronesi consentono anche la creazione di spazi per fumatori.
L’aspetto più interessante e che la Confesercenti
– che almeno nelle intenzioni sembra rivolta a guadagnare -
non cerca dei dati reali (che pure gli sono favorevoli !) ma si affida
a dei sondaggi di opinione (che gli sono sfavorevoli): queste opinioni
sono come i pregiudizi, si alimentano da loro stesse in una reazione
circolare. Tale situazione è dannosa per i commercianti e a
chi non ama il fumo. Insomma: così non ci guadagna nessuno,
col divieto si salverebbero capra e cavoli. GLI ITALIANI IN ATTESA DI
ANDARE AL RISTORANTE Quando Veronesi comunicò la sua
intenzione venne aperto un forum sul sito del quotidiano "La
Repubblica" dove scrissero centinaia di persone, gente che non
aspettava altro per poter finalmente entrare in una pizzeria senza
maschera antigas, genitori con bambini, e persone semplicemente
infastidite dal fumo. Ecco uno tra i tanti messaggi: "Dopo che per anni
non ho avuto la possibilità di pranzare al ristorante in una
sala per non fumatori e ho dovuto sopportare l'inquinamento di
maleducati commensali che affumicavano me e soprattutto la mia bambina,
ben venga il diktat di Veronesi. Se i fumatori in passato avessero
avuto più rispetto e civiltà per i non fumatori,
non saremmo arrivati a tanto. Se i ristoratori avessero pensato
volontariamente a creare sale separate, non saremmo arrivati a tanto.
". Infine una domanda alla Confesercenti, all'Assobar, ai ristoratori e
gestori di bar: gusto e odore vanno insieme, sappiamo che gli odori dei
cibi, le fragranze dei caldi dolci e dei profumati caffè
sono parte integrante del piacere del gusto. Come si fa a dedicare
tanta ossessiva attenzione ai sapori, alla cucina, alla preparazione di
un caffè, ma così poca agli odori di un locale ?
Cosa c'è di più contrastante di un piatto di
pasta, di una pietanza italiana, di un buon caffè, di una
calda brioche, insieme all'acre odore del fumo di una sigaretta?
(1) Comunicato stampa della "Confesercenti"
del 11/08/2000
(2) J.a.m.a.
Journal of American Medical Association, 1999;281:1911-1918
NOTA: Questa è la riduzione-traduzione dell'abstract della
ricerca (2) , autorizzata dall'autore Stanton A. Glantz; venne
divulgata in forma più estesa nel gennaio 2001.
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